E’ proprio il caso di dire che il vino buono sta nella botte piccola. Si conferma, infatti, ottima la qualità della vendemmia 2021 in Lombardia: un dato che trova risposta nella crescita delle vendite all’estero (+11,7% nel primo semestre 2021), a fronte, però di un calo produttivo del -20%. Segno meno che comunque, a causa dei cambiamenti climatici (gelate primaverili tardive e grandine e siccità, soprattutto) ha caratterizzato un po’ ovunque il settore vitivinicolo italiano, che si prepara alla Special Edition di Verona, in programma dal 17 al 19 ottobre, con la partecipazione di 12 consorzi lombardi.
Secondo le previsioni di Unione italiana vini (Uiv), Assoenologi, e Ismea la produzione italiana quest’anno si attesta a 44,5 milioni di ettolitri (erano stati 49 milioni nel 2020, mantenendo la leadership in Europa, davanti alla Spagna.
Sul podio della Lombardia, si conferma la provincia di Brescia che vede una produzione importante per numero di bottiglie: oltre 43 milioni di colli (di cui 18 milioni in Franciacorta, con una produzione di uva di circa 290.000 quintali).
Complessivamente la superficie coltivata a vite in Lombardia è di 29.000 ha, di cui il 41% in montagna, 12% in collina, 47% in pianura. La nostra regione vanta, inoltre, 5 denominazioni DOCG, 23 DOC, 15 IGT.
La coltivazione della vita in Lombardia risale alla preistoria, in particolare all’età del bronzo, all’epoca dei primi insediamenti umani sulle rive del Garda e del lago d’Iseo. Dal VII a.C. l’arrivo di popolazioni Retiche, Etrusche e Liguri portò nella regione le prime tecniche di vinificazione. Solo con i Longobardi, si registrò un progressivo abbandono della vitivinicoltura, durato fino all’Alto medioevo, quando la diffusione dell’agricoltura monastica ridestò l’interesse per la vite e per il vino. Nell’800 i flagelli dell’oidio, della peronospora e della fillossera poi mutarono completamente il quadro della regione, portando alla scomparsa di moltissimi vitigni autoctoni. L’epoca contemporanea vide la lenta ripresa della viticoltura, grazie all’impulso e al progressivo miglioramento delle tecniche enologiche e colturali. Oggi, mutamenti climatici, costi di produzione impongono alle oltre 3mila aziende lombarde del settore un nuovo cambio di passo, grazie all’apporto di nuove tecnologie e modalità di coltivazione ecosostenibili